Nell’agenda dei movimenti No Kings e No razzismo

Filippo Miraglia
Pubblicato il 02/02/26 su Il Manifesto

MIGRANTI La criminalizzazione dell’immigrazione è lo strumento centrale delle destre per allargare il consenso. Ma la risposta dei movimenti e del mondo associativo è debole


L’assemblea di Bologna dello scorso fine settimana è stata una grande boccata di ossigeno per chi ha a cuore la democrazia e i principi della nostra Costituzione, a partire dall’uguaglianza e dal contrasto alla guerra e alla cultura della violenza e della sopraffazione.

Non possiamo però non vedere che in quella assemblea il tema dei diritti delle persone di origine straniera, della mobilità delle persone, dell’esternalizzazione delle frontiere e della criminalizzazione del mondo dell’immigrazione, che pure è emerso più volte, non ha avuto lo spazio che ha oggi nell’orientare le decisioni dei governi e il dibattito pubblico su scala mondiale.

Questa constatazione, che ha molte spiegazioni, ci deve interrogare su come recuperare un gap politico che riguarda tutti i movimenti e le reti associative. È evidente che la criminalizzazione dell’immigrazione è lo strumento centrale che le destre usano, a livello mondiale oramai, per orientare le opinioni pubbliche, per allargare l’egemonia e il consenso, soprattutto nelle fasce di popolazioni più povere e più colpite dalle conseguenze del modello diseguale e di rapina del capitalismo. Questo non determina necessariamente una centralità delle questioni legate all’immigrazione, rispetto ad altre che necessitano di un grande impegno collettivo per contrastare la deriva autoritaria e antidemocratica e di una agenda comune dei movimenti.

Tuttavia le violenze delle milizie dell’Ice negli Stati Uniti, la persecuzione degli immigrati sub sahariani in Tunisia, le conseguenze delle scelte dei governi europei in termini di vite umane perse nel mediterraneo e la rilevanza che questo argomento ha in tutta Europa nella terribile crescita delle destre xenofobe e neo autoritarie deve spingerci a tenere dentro questa agenda le tante battaglie e vertenze che in tanti e tante abbiamo portato avanti in questi anni, provare a coinvolgere le organizzazioni del mondo dell’immigrazione, dando a loro un protagonismo e, soprattutto, provando in questa fase a superare la frammentazione del movimento antirazzista, che da anni non riesce a mettere in campo mobilitazioni all’altezza dell’attacco in corso su scala globale.

Penso alle recenti mobilitazioni dei lavoratori e delle lavoratrici straniere truffate del Decreto Flussi, alla vertenza di lungo periodo che portiamo avanti per la chiusura dei centri di detenzione, inclusi quelli albanesi, alla battaglia per ottenere un programma di ricerca e salvataggio europeo nel mediterraneo, così come alla vertenza per cancellare il Memorandum con la Libia e gli altri accordi di esternalizzazione dei controlli e delle frontiere.

Più in generale la battaglia per contrastare l’attacco ai diritti delle persone di origine straniera, al mondo dell’immigrazione, a partire in questa stagione dal tentativo di cancellare il diritto d’asilo, deve trovare una sua visibilità e deve far emergere una alternativa che ad oggi, purtroppo, non ha la forza e la rilevanza che dovrebbe avere. Non si può non vedere che su questo elemento che accomuna Trump ad Orbán, Meloni a von der Leyen e tutte le destre su scala mondiale, c’è una debolezza nostra, dei movimenti e del mondo associativo, che necessità di un impegno straordinario per recuperare lo spazio e il tempo perduto.

Da anni non riusciamo, nonostante l’attacco continuo ed esplicito al mondo dell’immigrazione e al dissenso che si esprime attraverso tanti movimenti territoriali e nazionali, a dare visibilità in maniera unitaria ad una alternativa radicata nella società.
Non sarà semplice e neanche veloce ma bisogna fare ogni sforzo per provare a invertire la rotta.

Il prossimo 26 febbraio saranno 3 anni dalla strage di Cutro. Una tragedia, 94 vittime accertate e decine di dispersi, che ha inaugurato la stagione del razzismo di questo governo. In quella occasione, vale la pena ricordarlo sempre, il governo si riunì a pochi metri dal luogo della strage e decise uno dei peggiori provvedimenti legislativi contro i diritti delle persone di origine straniera, cioè fece l’esatto opposto di quello che andava fatto. Anziché introdurre modifiche per consentire alle persone di attraversare le frontiere in maniera sicura e legale, aumentarono gli ostacoli, consegnando ancora di più le persone che vogliono raggiungere l’Europa nelle mani dei trafficanti, di chi organizza la tratta di esseri umani, che ad ogni provvedimento del governo Meloni sull’immigrazione festeggia maggiori introiti. Nessuno del Governo andò a portare solidarietà e vicinanza ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti o a portare un fiore sulle 94 bare ospitate al palazzetto dello sport di Crotone.

Il 26 febbraio prossimo potrebbe essere un appuntamento nell’agenda dei movimenti che si sono riuniti a Bologna, sia per la rilevanza di quel che è successo sulla spiaggia di Steccato di Cutro, sia per coinvolgere il sud del nostro Paese e volgere il nostro sguardo al Mediterraneo.

È solo una proposta, ce ne potrebbero essere altre. Ciò che importa è che il movimento antirazzista converga nella sfida unitaria lanciata a Bologna sotto lo slogan «O Re o Libertà» e che anche il 28 marzo a Roma, come a Londra e negli Stati Uniti, si portino in piazza le battaglie per i diritti dei migranti e contro ogni forma di razzismo.