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  • Contro il mondo dei Re. Un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà.

    Contro il mondo dei Re. Un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà.

    Documento conclusivo della due giorni del 24 e 25 gennaio 2026 al Tpo di Bologna, O re O libertà.

    A Bologna ci siamo proiettatə nel futuro. Il mondo nuovo è qui davanti a noi.

    Un mondo, il loro, che ha definitivamente archiviato il diritto internazionale, che colpisce lə attivistə, che reprime e tenta di cancellare i progetti politici confederali e democratici, che tenta di controllare i corpi di donne e soggettività dissidenti, che legittima deportazioni di massa e ostruisce la libertà di movimento, che ci proietta in città distopiche in cui chi guadagna meno è escluso mentre la crisi avanza. Un mondo in cui la guerra non è un’eccezione, ma una tecnica ordinaria di governo.

    Un mondo, il nostro, che per funzionare deve battere il tempo della resistenza, della pace e dell’alternativa, insieme, contemporaneamente.

    Il trono dove siedono i Re appare ben saldo ma lo strato di ghiaccio dove poggia è ancora sottile e può infrangersi, noi dobbiamo attrezzarci perché questo possa succedere, con tecniche nuove ed un conflitto efficace.

    Il vecchio mondo non tornerà. La trasformazione in corso è materiale. La contesa è su tutto. I re vogliono disporre delle vite e delle terre, delle nuove scienze e delle tecnologie. Le vecchie forme politiche si riducono a dominio, la libertà, invece, si realizza avendo cura del meglio che ci tiene insieme e inventando forme politiche nuove.

    Siamo già proiettatə nei prossimi mesi: nuove misure repressive, una destra che avanza e che si accompagna ai grandi capitali nel disegnare il loro nuovo progetto di società, l’ipotesi di una Gaza distrutta e colonizzata, che diviene sinonimo di “pace”, dazi, imposizioni, arroganza elevata a merito e persino suggerita per il Nobel.

    Questo è il loro progetto di società. 

    E il nostro? Siamo già nel futuro, perché è nel presente che si gioca la resistenza da cui può nascere il nostro mondo nuovo. Il vecchio non torna, il nuovo deve nascere. Il potere è vecchio ma ha forme nuove, ha polizie digitali ed uomini armati che, come avvenuto ancora una volta a Minneapolis, uccidono. Noi dobbiamo aumentare la scala della nostra attivazione ed essere ambiziosə. Nelle città ed in Europa. Nella federazione delle lotte, nella costruzione del dizionario della libertà dai Re, contro i Re. 

    Poniamoci il problema di come sabotare realmente i nodi strategici della filiera del capitalismo bellico e pensiamo a come costruire uno sciopero generale europeo. Stanno costruendo un apparato repressivo che attacca direttamente la possibilità di ribaltare i rapporti di forza; stanno delineando un clima intimidatorio e patriarcale che dietro l’inevitabilità della guerra nasconde l’inarrestabile smantellamento dei nostri diritti sociali e della nostra industria civile; stanno imponendo un approccio predatorio che sta devastando il nostro sistema industriale promettendo ai padroni la tutela dei profitti attraverso la riconversione bellica, e schiacciando la dignità del lavoro. E riconversione bellica vuol dire per sua natura impossibilità di riconversione ecologica e sociale, quella riconversione imprescindibile che ci faccia uscire dal fossile mortifero. Non dobbiamo essere movimento di opposizione al riarmo, ma essere rapporto di forza che ribalta il riarmo.

    Dobbiamo costruire l’ipotesi di un’Europa transfemminista dei territori confederati e delle nuove soggettività in opposizione all’Europa dei nazionalismi e della guerra.

    É con questo spirito che abbiamo affrontato le discussioni e da cui nasce l’agenda e una visione futura che, nelle accelerazioni di questo tempo, trova in questo spazio un luogo politico in cui convergere, da far crescere e trasformare insieme con cura.

    La partenza della carovana per Rojava ha inaugurato la nostra riunione, il messaggio del confederalismo democratico ha attraversato tutte le assemblee; le parole dell’insurrezione in Iran ci hanno ricordato come i Re nostri nemici non siano solo a Washington ma anche a Teheran. Ed in ultimo la resistenza di chi viene attaccato – ora dagli USA, ora dalla Russia, ora da Israele, ora dalle forze jihadiste, ora da Palantir – ha risolto ogni ambiguità: la resistenza all’oppressore è sacrosanta. Il diritto alla pace si conquista nella resistenza contro i Re.


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    Agenda

    28 marzo: TOGETHER, INSIEME. In parallelo con l’oceanica manifestazione di Londra contro l’estrema destra, Manifestazione nazionale della convergenza No Kings. Accogliamo la proposta dei compagni di Roma di fare un’assemblea preparatoria alla manifestazione il primo marzo a Roma.

    Lanciamo un appello ad artistə ed esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo ad aderire all’iniziativa per una giornata di protesta internazionale nella Capitale, con un concerto finale, così come quella che si sta organizzando a Londra.

    31 gennaio: con Askatasuna al Corteo nazionale contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali.

    5-8 febbraio: mobilitazioni contro le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina, in cui saranno presenti l’ICE, la squadra israeliana, i mezzi blindati del Qatar.

    14 febbraio: manifestazione regionale a Napoli per la difesa degli spazi sociali.

    21 febbraio: manifestazione antifascista per Valerio Verbano a Roma.

    5 marzo (durante la manifestazione contro la leva in Germania “Guerra alla guerra”): giornata di mobilitazione territoriale contro la guerra. 

    In questo periodo, azioni conflittuali dislocate nei territori contro l’industria bellica (come a Vicenza contro la base militare americana Dal Molin).

    8- 9 marzo sciopero transfemminista generale 

    22-23 Marzo: un netto NO al referendum sulla giustizia. Partecipiamo attivamente nei territori alle campagne per il NO.

    23-29 Marzo: Housing action days – Settimana di mobilitazione europea per il diritto all’abitare.

    Data intermedia territoriale prima del 28 marzo contro torsione autoritaria (nuovo dl sicurezza, DDL Gasparri) e contro zone rosse.

    1 maggio: giornata transnazionale di lotta – E NON DI FESTA – dagli Stati Uniti all’Europa da costruire

    7-8 maggio: manifestazione contro la presenza del padiglione israeliano alla Biennale di Venezia.

    Maggio: Incontro a Zagabria per discutere nuovamente del nuovo spazio europeo politico.

    14 giugno: Mobilitazione a Bruxelles contro riarmo e guerra, in un orizzonte che sia frutto di un percorso che si sommi con le fabbriche vuote e il coinvolgimento dei sindacati europei.

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    Ringraziamo chi ci ha raggiunto da Kiev, da Zagabria, da Berlino, da Tirana, e chi non è riuscito fisicamente ma da Bruxelles, Stoccolma, Atene è statə in connessione. Ringraziamo gli oltre 160 interventi in 2 giorni, le 3000 persone connesse in streaming e le oltre 2000 persone che hanno attraversato fisicamente il Tpo e costruito questo spazio insieme, together!

    Da questo spazio politico parte qualcosa di nuovo, perché a Bologna c’è stato un fatto che riporteremo nelle città e nei territori. L’evento politico avviene quando si concentrano accumuli di energia che portano gli equilibri tra noi ad un livello superiore di attivazione.


    Contro il mondo dei Re: un nuovo spazio politico batte il tempo della libertà.

    Avanti no kings


    I video delle assemblee plenarie sono disponibili integralmente sul canale di Sherwood TV nella sezione live. I report e le registrazioni delle assemblee tematiche saranno disponibili presto su questo sito.

  • Assemblea – Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale

    Assemblea – Diritto di protesta, svolta autoritaria, superamento della democrazia liberale

    Un anno e mezzo fa abbiamo dato vita a una convergenza con la rete a pieno regime, con l’obiettivo chiaro di opporsi al ddl sicurezza, e già avevamo individuato quella proposta come il manifesto ideologico di un governo autoritario, come preludio di uno Stato di polizia. Con le nuove alleanze costruite insieme a Stop Rearm Europe, che ci hanno portato a questa due giorni, continuiamo ad avanzare nella costruzione del mondo nuovo; la discussione di ieri, e della due giorni in generale, ha riconosciuto che, se i poteri autoritari – i re e le regine – intensificano l’attacco, si pongono paradossalmente (loro) come avamposti di una rivoluzione nera in un mondo che cambia ogni giorno; noi non possiamo essere da meno, non possiamo agire unicamente in difesa di una democrazia liberale che non è la soluzione, ma è parte del problema.

    Oggi, a differenza di un anno e mezzo fa, ci ritroviamo a vivere nel post-approvazione del ddl sicurezza – e abbiamo già dimostrato cosa vuol dire per noi: abbiamo occupato le autostrade e le stazioni in questo autunno per la Palestina – e oggi ci ritroviamo con decine e decine di compagn*, da Massa a Bologna a Torino, sotto accusa o ai domiciliari, mentre loro in quei giorni hanno svuotato piogge di lacrimogeni su manifestanti e mutilato ragazze senza prestare soccorso – sostegno e solidarietà alla compagna Lince intervenuta ieri. Per noi questo non è il momento di farsi intimidire, ma di contrattaccare; ci troviamo davanti, e ne abbiamo ampiamente discusso ieri, a una imminente discussione del ddl Gasparri, davanti a spazi sociali sgomberati e minacce di sgombero, ingerenze su scuole, università e informazione; ci troviamo davanti a un pacchetto sicurezza che vuole istituzionalizzare le zone rosse e introdurre fermi preventivi di polizia, DASPO dalle piazze e immunità per le forze dell’ordine: riecheggia il modello dell’ICE di Trump. Abbiamo sostenuto a più riprese il chiaro tentativo di commissariamento da parte del governo all’interno dei territori, completamente in linea con quello che vediamo in America, che occupa e militarizza le strade terrorizzando le persone e giustiziandole godendo della piena immunità davanti alla legge.

    Questo avviene in un contesto più ampio: l’economia di guerra, il riarmo, la redistribuzione della ricchezza verso l’alto, la criminalizzazione di persone povere, migranti e dissidenti.

    A fronte di questo abbiamo detto anche, e lo abbiamo detto anche nella plenaria che ha preceduto il tavolo, che dalle città, dai territori, può partire la risposta, in maniera proporzionale e speculare a questa ricca e preziosa alleanza emersa oggi: “dalle Black Panthers ai sindaci”, abbiamo detto. E così questa convergenza deve garantire un cordone di tutela e attacco che veda sottobraccio le battaglie legali e del mondo dell’informazione, le associazioni e i centri sociali, le amministrazioni e i sindacati.

    I contributi del tavolo di ieri hanno restituito chiaramente che i territori non si sono arresi e non si arrenderanno: le zone rosse vengono delegittimate dai ricorsi nelle città come a Napoli, e non solo; il decreto legge sicurezza approvato viene smontato non solo perché continuiamo a occupare, continuiamo a fare i picchetti, ma anche da reti di avvocat* che pongono in essere contenziosi strategici puntando a neutralizzarne gli effetti.

    Siamo in uno scontro aperto, governo nazionale contro città, e dobbiamo assumercelo; siamo in un contesto internazionale che ha mostrato la crisi e l’inefficacia della democrazia liberale e, all’interno di questa lettura, cerchiamo strumenti nuovi di difesa, di lotta e anche di proposte di nuovi modelli rivoluzionari che superino gli schemi del passato contro i re e le loro guerre.

    È a nostro dire importante lasciarci alle spalle i pedigree della purezza e della gara alla radicalità: l’attacco della controparte è spregiudicato e netto; non possiamo esimerci, dunque, dal ricercare alleanza con soggettività – più o meno – organizzate. Dobbiamo affrontare l’urgenza di intercettare quei soggetti ai quali solitamente non arriviamo, chiarendo che è fondamentale spingere tutte e tutti ad assumersi l’agenda, le pratiche, le rivendicazioni di centri sociali, movimenti e realtà di base.

    E a partire da questo mettiamo in fila delle proposte che puntano a strutturare e strategizzare.

    Sul piano dell’informazione: modelli di convergenza operativi di scambio e condivisione, come tavoli permanenti specifici per difendere l’informazione libera; coordinare gli uffici stampa di tutte le realtà per un lavoro parallelo sull’informazione.
    Sul piano legale: dotarci di mappature sugli abusi di potere nelle piazze, di hub di protezione.
    Per le città: accogliere le prossime date come parte dell’agenda che andremo a costruire, come anche immaginarne di altre di mobilitazione diffusa nei territori, verso un momento di caduta enorme il 28 marzo, che sprigioni la nostra primavera contro i re e le loro guerre.
    Il 31 gennaio a Torino per Askatasuna e non solo.
    Il 14 febbraio a Napoli al corteo regionale per la difesa dei 6 spazi occupati con minaccia di sgombero.
    Il 21 febbraio a Roma per la manifestazione antifascista per Valerio Verbano.

    Perché sappiamo che, come si diceva ieri, se perdono gli spazi sociali perdiamo tutte, se perde il Rojava perdiamo tutte, se perde la GKN perdiamo tutte; e a partire dal riconoscere l’intersezione che lega queste lotte chiudiamo parafrasando una frase di Calvino citata dal compagno di Napoli: organizziamo le lotte e diamo forma alle città che si oppongono al deserto.

  • Assemblea – Salario europeo, reddito incondizionato, mutualismo urbano, diritto alla casa

    Assemblea – Salario europeo, reddito incondizionato, mutualismo urbano, diritto alla casa

    L’assemblea si colloca dentro il ragionamento sulla fase storica segnata da una trasformazione profonda delle forme di comando politico ed economico. L’affermazione di assetti sempre più autoritari, la normalizzazione della guerra come orizzonte di guerra civile globale e la restrizione degli spazi democratici non siano fenomeni separati dalla crisi sociale, ma ne costituiscano una
    dimensione strutturale. Guerra e autoritarismo avanzano insieme a sfruttamento ed impoverimento.

    I soggetti che agiscono queste dinamiche politiche sono gli stessi che traggono profitto dal modello oligarchico oggi dominante: governi, apparati statali, grandi gruppi industriali e finanziari, fondi speculativi, piattaforme tecnologiche ed estrattive. Attori diversi, ma intrecciati, che condividono
    interessi economici e strategie di accumulazione. La crisi sociale non è un effetto collaterale, ma una condizione funzionale a questo modello autoritario, basato su difesa della proprietà, sfruttamento e controllo sociale: comprimere salari, privatizzare servizi, mercificare casa e salute significa rendere governabile una società impoverita e frammentata, mentre la guerra – interna ed esterna – diventa strumento di disciplinamento e di rilancio dei profitti.

    In questo scenario, le città appaiono come i luoghi in cui queste dinamiche si rendono più visibili e materiali. È qui che si intrecciano attacco alle condizioni di vita, concentrazione della ricchezza, espulsione sociale e sperimentazione di dispositivi autoritari. Ma è anche dove emergono pratiche di resistenza, di mutualismo e di organizzazione capaci di aprire contraddizioni reali. La lotta di
    classe torna centrale
    , non come slogan nostalgico, ma come necessità storica e materiale. Casa, salario, reddito, welfare e salute sono campi di battaglia centrali e interconnessi, dimensioni molteplici e convergenti di una stessa condizione materiale in cui il capitale esercita la sua aggressività maggiore.

    Per questo non basta sommare le esperienze: serve confederarle, per radicare le lotte in modo trasversale e ricompositivo. È questo un punto politico centrale emerso dall’assemblea: la necessità di non settorializzare gli ambiti di intervento. L’attacco che colpisce uno di questi terreni rafforza l’attacco sugli altri; allo stesso modo, le lotte possono diventare efficaci solo se si tengono insieme.

    La battaglia per il salario diretto resta un terreno decisivo, ma non può vincere se resta isolata. In una fase di lavoro erosione inflattiva, povero strutturale, frammentazione delle filiere produttive, deve intrecciarsi con la lotta per il salario indiretto. Senza questo, il salario viene immediatamente riassorbito dall’aumento dei costi dell’abitare, dalla privatizzazione delle cure, dalla riduzione dei servizi pubblici.

    Allo stesso tempo, la lotta per la casa non può essere confinata al mero terreno abitativo. Deve assumere come piano parallelo e convergente la battaglia sul lavoro e sul salario: contro il lavoro povero e il sistema degli appalti, per il salario minimo legale e per forme di salario metropolitano capaci di tenere conto del costo reale della vita nelle città. La questione abitativa si intreccia direttamente con la difesa del lavoro dalla riconversione bellica e fossile delle filiere produttive, che produce desertificazione industriale, precarizzazione e dipendenza dalla rendita urbana.

    Sul terreno della salute e del welfare, l’assemblea ha ribadito con forza che va interpretata come una questione di classe. La crisi della sanità pubblica, l’allungamento delle liste di attesa, la privatizzazione strisciante delle cure non colpiscono in modo neutro, ma si scaricano soprattutto su chi vive condizioni di impoverimento e precarietà. Casa e salario sono determinanti sociali
    fondamentali del diritto alla salute: senza stabilità abitativa e reddito adeguato, l’accesso alle cure diventa selettivo. Per questo le battaglie sulla salute devono allearsi strutturalmente con le lotte per il salario e per la casa, in un quadro in cui il servizio sanitario pubblico arretra e viene progressivamente smantellato.

    Il nesso casa–salario–salute e città restituisce dunque una dinamica comune: impoverimento materiale e sociale, prodotto da scelte politiche precise e da interessi economici concentrati.

    Sul fronte dell’abitare, la rendita sta diventando sempre più aggressiva nelle città e nelle aree metropolitane, colpendo anche chi ha un lavoro stabile e reddito medio. La turistificazione di massa, gli studentati di lusso e le grandi operazioni immobiliari accelerano l’espulsione sociale. Le città si trasformano in asset finanziari, governate da nuovi padroni delle città: famiglie rentier,
    fondi immobiliari speculativi e piattaforme globali di affitti brevi. L’abitare diventa così uno strumento di selezione di classe e disciplinamento della forza lavoro. È urgente riappropriarsi del diritto alla casa come diritto angolare, sottraendolo alla logica del mercato. È necessario rafforzare la resistenza agli sfratti e imporre un Piano Casa per colpire la rendita, recuperare patrimonio,
    rilanciare l’edilizia pubblica, regolamentare gli affitti brevi e fermare la speculazione, come proposto anche dalla Rete municipalista per il diritto alla casa. In questo contesto si inseriscono anche le riflessioni sulle Agenzie civiche per l’abitare e sugli strumenti pubblici di garanzia costruiti
    dal basso per migliorare l’accesso alla casa.

    Sul piano del lavoro, l’assemblea ha evidenziato l’importanza di rafforzare le battaglie per difendere il salario dall’erosione del potere d’acquisto. È necessario affrontare questa questione in modo strutturale: contrastare i contratti poveri e rilanciare il salario minimo legale a livello nazionale ed europeo, insieme a campagne per il salario minimo urbano, partendo da esigere
    standard minimi per il lavoro esternalizzato negli enti pubblici. È fondamentale colpire i meccanismi di profitto negli appalti e combattere la precarietà strutturale in una prospettiva ricompositiva lungo le filiere produttive. Opporsi alla riconversione bellica e fossile è cruciale per garantire che la difesa dell’occupazione dalla desertificazione industriale non si riduca ad una
    logica corporativa, permettendo di riconquistare il potere decisionale su cosa e come si produce, riducendo il potere dei kings nelle economie urbane e nei siti produttivi.

    Il diritto al reddito di base è stato affrontato come strumento di redistribuzione della ricchezza e riequilibrio dei rapporti di forza, non come assistenza. In un contesto in cui il tempo di vita è sempre più messo a valore, il reddito è leva per costruire autonomia materiale e sottrarre tempo al ricatto. Va rilanciata dunque una battaglia per misure di reddito monetario di base a livello continentale, anche attraverso la I.C.E. (legge iniziativa popolare) a livello europeo.

    Il focus per la salute, come un concetto ampio e stratificato, è sull’accesso reale alle cure, sul contrasto ai tagli e alle privatizzazioni. L’obiettivo è ricostruire dal basso un diritto universale alla salute, sottraendolo alle logiche di mercato e alle gerarchie istituzionali. Con la proposta di costruzione di una rete di operatori della sanità, cliniche sociali e ambulatori popolari si mette in comune quello che ogni giorno il sistema rimuove: attese e rinunce alle cure incompatibili con la vita delle persone costrette a scegliere tra salute e reddito. Questo “materiale politico” può trovare un punto di caduta in una campagna sulle liste d’attesa. Che è un vero dispositivo politico per
    spingere le persone fuori dal pubblico e alimentare i nuovi re della sanità: cliniche private, fondi, assicurazioni, intermediari del bisogno.

    Se questi sono i principali ambiti di intervento, il mutualismo urbano emerge trasversalmente come pratica centrale che smette di essere mera risposta emergenziale diventando dispositivo conflittuale. La messa in rete apre a forme di potenziamento come la creazione di cassa di mutuo soccorso nazionale che può generare anche forme di economia sociale autofinanziate. Spazi sociali, ambulatori popolari, sportelli casa, reti di cura, pratiche di redistribuzione del reddito indiretto sono d’altronde infrastrutture politiche che, se confederate, possono produrre potere sociale stabile e radicato, vere e proprie nuove istituzioni dell’autogoverno nei territori, capaci di imporre
    priorità politiche e di aprire contraddizioni; fondamentali motori generativi di innovazioni politiche anche sul piano amministrativo e delle politiche municipaliste.

    Così può prendere forma l’idea di un confederalismo democratico urbano: non una sommatoria di esperienze, ma una rete politica capace di tenere insieme autonomia territoriale e forza collettiva, conflitto e proposta, mutualismo e capacità di incidere a livello decisionale in una relazione produttiva, inventiva con le istituzioni locali che altrimenti rischiano lo svuotamento di potere
    dall’alto.

    Città e territori come terminali decisivi di innovazione politica e luoghi da cui costruire una dimensione europea del conflitto. L’Europa infatti, così com’è, è un dispositivo centrale di austerità, precarietà e guerra. Ma proprio per questo è anche spazio di contesa. Confederare città e far convergere le varie dimensioni della lotta di classe a livello europeo diventano gli elementi
    decisivi per costruire un’orizzonte oltre la dimensione nazionale, sicuramente insufficiente e spesso ostile in quanto terreno favorevole ai sovranismi, capace di contrastare il modello oligarchico dei nuovi Re che oggi impone crisi sociale, guerra e autoritarismo e di costruire un’alternativa sociale e democratica.

    Le domande che affrontate da questa assemblea – come costruire queste piattaforme dal basso, individuare controparti precise e tradurre la resistenza locale in campagne convergenti? quali forme di autogoverno e confederazione possono oggi produrre redistribuzione reale e conflitto efficace? – restano aperte e sono le indicazioni per un percorso comune da sviluppare su
    un doppio binario: locale come spazi di sperimentazione della contesa, della convergenza e del’immaginazione, ma dall’altro anche transurbano e transnazionale, confederato, partendo da campagne ed azioni comuni. Per iniziare a costruire questa prospettiva è emerso un primo calendario di mobilitazioni che guardando sempre oltre i confini nazionali:

     attraversare le mobilitazioni transfemminista dell’8 e 9 marzo con NUDM e del 1 maggio di lotta transnazionale che dagli USA attraversi l’Europa per un salario e un reddito incondizionato europei

     mobilitazione europea per il diritto all’abitare Housing Action Days lanciata dalla European Action Coalition nella settimana dal 23 al 29 marzo in forte sinergia con la grande mobilitazione Togheter:No Kings! del 28 Marzo

     incontro nazionale degli ambulatori popolari 17 maggio a Reggio Emilia

     incontro nazionale Social Forum Abitare dal 4 al 6 giugno a Roma // European Action Coalition meeting (giugno e settembre, luoghi in definizione)

  • Assemblea – Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio

    Assemblea – Moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio

    Questo è quanto emerso dalle quasi 3 ore di discussione e 30 interventi ricchi di appuntamenti e proposte del tavolo 3.

    L’Europa ha scelto la guerra.

    “La pace è finita”, dicono i vertici dell’UE e “Se vuoi la pace prepara la guerra” è diventato il mantra delle istituzioni europee.

    Va preso atto che la rivoluzione la stanno agendo i Re.

    La parola pace viene ridefinita dai Board of Peace in un contesto come Gaza dopo gli accordi di Sharm el Sheik: pace non come obiettivo del diritto internazionale ma come brutale accordo sotto l’egida dei re, il diritto societario dei resort sulla striscia di Gaza

    Pace non come assenza di guerra ma come sottomissione totale alle economie.

    Pace come cancellazione del mondo che abbiamo conosciuto formalmente basato sul diritto internazionale attraverso l’ingentilimento

    della parola guerra, guerra umanitaria, peace keeping operation ecc…

    E alla guerra ci stanno portando davvero.

    Con un gigantesco piano di riarmo, 800 miliardi di impegno europeo, 76 provvedimenti di nuovi sistemi di arma per un impegno di spesa per l’Italia di 36 miliardi per quest’anno.

    L’Italia per accedere ai fondi SAFE può fare quegli scostamenti del bilancio che ci hanno detto di non poter fare per scuola, sanità, abitare, tutela e sicurezza del lavoro, riconversione e mobilità sostenibile.

    Il riarmo sottrae risorse alle spese sociali e ambientali e la Guerra tocca tantissimi scenari anche nei nostri contesti.

    Ci portano alla guerra con la militarizzazione dei territori, delle infrastrutture, la riconversione bellica dell’economia che porta enormi profitti alle aziende e distrugge lavoro e natura, riconversione a cui ci stiamo opponendo in Italia da RWM in Sardegna ad Anagni, dai Portuali che bloccano le armi nei porti, con tutte le difficoltà pratiche e lavorative, agli studenti ed alle studentesse che si frappongono con i loro corpi e le loro menti, alla militarizzazione della conoscenza, del sapere, della ricerca, della scuola e dell’università.

    Ci portano alla guerra con il ritorno della leva militare.

    Dopo i sistemi d’armi ordinati dalla difesa italiana (droni, sommergibili, GPA) che già ci costano 12 miliardi e 700 milioni, si accede adesso alla componente umana della difesa

    Con il ritorno al patriottismo, che chiede omologazione e obbedienza, con la censura e la caccia al nemico interno e l’uso della informazione per la propaganda bellica.

    Ci vogliono convincere che soccombere o combattere in armi sia l’unica alternativa possibile

    Noi sappiamo che esiste una alternativa: si chiama applicazione del diritto internazionale, sicurezza comune e non armata, diplomazia e disarmo, riconversione ecologica e sociale, diplomazia dei popoli dal basso.

    La Global Sumud Flotilla ci ha dimostrato che è possibile, che si può rompere la gabbia della frustrazione impotente e far pesare la forza dei popoli.

    E sentiamo l’urgenza di moltiplicare e organizzare la resistenza a guerra, riarmo, militarizzazione, genocidio ovunque: nelle scuole e nelle università, nei territori e nelle comunità, nei luoghi di lavoro. Di fare rete a livello locale, nazionale, europeo e globale. Di contaminare e innovare pensieri, visioni, forme di lotta, innestando fra loro le culture pacifiste, anticoloniali, ecologiche, femministe, anti-sistema. Di convergere. Di inceppare la macchina della guerra con la partecipazione e l’azione popolare e diffusa.

    Sosteniamo lavoratori e lavoratrici, il sindacato, la CGIL che lavora incessantemente dentro il sindacato europeo, mantenendo con coerenza la linea contro il riarmo e per la riconversione

    Sta a ciascuno e ciascuna sentire la responsabilità, ovunque siamo, di agire per costruire un movimento contro la guerra all’altezza del pericolo che abbiamo di fronte, liberarsi dal ricatto dialettico e non accettare la semplificazione!

    Esistono delle campagne da sostenere:

    Campagna No teva per boicottaggio farmaci (con BDS)

    Tra giugno e settembre inizierà una nuova ECI sul reddito di base. Nel frattempo, invitiamo tutti a firmare la ECI per sospendere l’accordo di associazione UE-Israele.

    In 12 giorni hanno raccolto 361.000 firme Iniziativa dei cittadini europei – Dichiarazioni di sostegno: moduli per i singoli paesi

    Facciamo in modo che tanti enti locali firmare delibera per rifiuto collaborazione Israele e economie di guerra che sostiene.

    Proposte:

    • sciopero contro leva
    • 5 marzo in Germania: piano di riamo 900 miliardi si prepara a una manifestazione il 5 marzo, sciopero studentesco
    • Sciopero europeo contro le economie di guerra
    • 28 marzo come data per la manifestazione nazionale

    Proposta di data nazionale nella prima metà di marzo:

    • contro le complicità locali al genocidio in Palestina
    • contro la presenza militare e le basi come dispositivi organici alla guerra globale permanente
    • contro il riarmo e la riconversione bellica delle industrie

    La giornata serve ad iniziare a strutturare una cornice comune alle iniziative locali sul tema guerra.

    In merito alla cosiddetta “riforma dello strumento militare” annunciata dal Ministro Crosetto, tesa a coinvolgere anche le forze dell’opposizione in uno spirito di “unità nazionale per il riarmo, nella scrittura di una legge per il reclutamento di massa nelle forze armate si propone:

    1. di estendere la dichiarazione preventiva di “obiezione alla guerra” lanciata dal Movimento Nonviolento a tutti i ragazzi e le ragazze potenzialmente reclutabili nelle Forze Armate, ricordando come il valore dell’obiezione di coscienza sia stato riconosciuto da diverse sentenze della Corte Costituzionale come perfettamente coerente con l’art.52 della Costituzione (il sacro dovere di difendere la Patria)
    2. di promuovere, contestualmente allo sciopero studentesco in Germania previsto per il 5 marzo contro la coscrizione obbligatoria e le politiche di riarmo, mobilitazioni ed iniziative di sensibilizzazione nelle scuole e nelle università italiane contro le politiche che vorrebbero trasformare le nuove generazioni in “carne da cannone” per le guerre che NATO e Ue stanno pianificando
    3. di sostenere la proposta di legge d’iniziativa popolare che sarà promossa nei prossimi mesi dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, su “un’altra difesa è possibile”, basata sulla difesa popolare civile nonviolenta, il disarmo, il rispetto dei diritti umani e   vere politiche di pace
    4. di prevedere nei giorni della celebrazione dell’80esimo anniversario della Repubblica e della Costituzione (tra il 30 maggio e il 2 di giugno) una giornata di mobilitazione nazionale le cui forme dovranno essere decise, a sostegno della Repubblica che ripudia la guerra e contro la parata militare con la quale si vorranno “occupare”, stravolgendone il contenuto, le celebrazioni dell’ottavo decennale della vittoria popolare nel referendum che cacciò la monarchia dei Savoia dall’Italia

    Dissenso politico di massa => campagna di obiezione di coscienza alla guerra.

    • Istituzionalizzazione difesa civile non armata e non violenta. Lettera ai capi gruppo di camera e senato per incontro urgente per testo unitario di revisione dello strumento nazionale cd “leva volontaria” che prepara ai piani di reclutamento. Conseguentemente: scuole, spazi frequentati da giovani invasi da militarizzazione e reclutamento. (vedi bambini su carri armati)

    Contro guerra, riarmo e militarizzazione, è urgente moltiplicare e organizzare la resistenza.

    C’è Necessità di resistere. Resistenza come primo atto di riappropriazione.

    Resistenza organizzazione del desiderio.

    Difendere risorse sociali, fermare l’economia di guerra e costruire un’alternativa fondata su un nuovo diritto internazionale, disarmo, ecologia e diplomazia dal basso.

    Insieme.

    Sono i corpi che bloccano stazioni e città.

    Sono i corpi che bloccano le guerre