Da Napoli all’orizzonte necessario
Avanti NO KINGS per un autunno, un anno di lotte
L’Assemblea Nazionale No Kings si è aperta proponendo una riflessione sistemica sulla guerra contemporanea, definita come un conflitto civile, globale e permanente destinato a segnare il prossimo secolo. In questo scenario, si rende necessaria una rivoluzione, la costruzione di un’alternativa concreta, superando la mera resilienza quotidiana per risvegliare invece una resistenza attiva.
Il dibattito ha richiamato l’importanza di riappropriarsi del diritto di resistenza contro l’oppressore come pratica fondamentale e trasversale: una resistenza che deve abbracciare diversi settori e battaglie, dal personale medico alla lotta contro i fondi immobiliari, dalla critica al riarmo e alla militarizzazione europea dell’UE e della Nato al contrasto ai CPR sui territori e all’autodifesa antifascista, rimanendo al fianco di Maja T., di Gino e di tutti i compagni e tutte le compagne.
In questo senso uno dei primi appuntamenti individuato in seno all’assemblea sarà la due giorni sull’Europa del 14 e 15 novembre a Bologna, ampiamente rilanciata durante la discussione.
Nel corso della stessa sono emerse come questioni non più rinviabili il protagonismo delle aree interne troppo spesso dimenticate, il boicottaggio ed il disinvestimento nei confronti dell’economia israeliana che rende ancora possibile la prosecuzione del genocidio del popolo palestinese, l’unione delle lotte con le istanze della comunità LGBTQIAPK+ costantemente sotto attacco dalla maggioranza di centro-destra e da Roberto Vannacci.
I contributi del collettivo di fabbrica ex GKN e dei lavoratori e delle lavoratrici della DEMA hanno rimesso al centro la necessità di guardare ai territori e ai luoghi di lavoro e non lavoro come a degli spazi da liberare dall’economia bellica, che è la spada di Damocle del nostro tempo e che mai come prima d’ora è necessario spezzare in un paese dove si finanzia il militarismo mentre il carrello della spesa si fa ogni giorno più insostenibile per le famiglie, sulle quali si scaricano le responsabilità di una politica straccione, incapace, asservita alla sua stessa propaganda e agli interessi bellici dei Kings d’oltralpe e d’oltreoceano.
I diversi interventi delle reti napoletane e campane – dall* abitanti di Pozzuoli a quell* delle Vele di Scampia, passando per i comitati ed i medici della Terra dei Fuochi, fino alle resistenze locali – hanno fatto il paio con le voci delle reti contro il Ponte sullo Stretto di Messina e di chi si è opposto all’ingresso delle persone migranti nei CPR: tutte e tutti insieme si è concordato sulla necessità di continuare a battersi contro i Re che, a vario titolo, continuano a disporre delle nostre vite in nome dei propri interessi, oggi rivolti alla guerra globale e permanente dopo aver utilizzato il genocidio come apripista di un nuovo “necro-capitalismo.”
I tavoli di lavoro – i cui report saranno pubblicati a breve al link in bio dei canali social No Kings – hanno cercato di mettere insieme quanto sarebbe potuto essere solo abbozzato nell’ambito di una discussione plenaria. La così detta ‘generazione Gaza’, le reti per il disarmo, i comitati ambientalisti e le reti ecologiste nazionali, i movimenti per la casa e per il diritto all’abitare, così come i network contro i CPR e la torsione autoritaria hanno dato corpo a quell’intersezione delle lotte troppo spesso evocata e che va invece sostanziata quotidianamente. Anche da questa esigenza è emerso come centrale l’appuntamento padovano del 16 e 17 gennaio “Mappe della libertà”, una due giorni che apre allo smantellamento dei decreti sicurezza inanellati dal governo Meloni in questi anni.
E’ apparsa come centrale nei ragionamenti di tutte e tutti la data di sciopero internazionale studentesco del 20 novembre “Per il nostro futuro, non per le loro guerre”, nella giornata europea di azione “Stato Sociale non Stato di guerra” promossa da Stop Rearm Europe – Europa, che vedrà in piazza anche molti attori sociali e sindacali in tanti paesi europei. La centralità della mobilitazione studentesca e giovanile viene imposta innanzitutto dal calore delle piazze spagnole e francesi, calore oggi riacceso dalle occupazioni dei licei nel nostro paese, che aumentano di minuto in minuto raccontando tanto l’insoddisfazione quanto la determinazione di una generazione che non è intenzionata ad arrendersi a precarietà, guerra, normalizzazione del genocidio, istituti fatiscenti, carovita ed incertezze.
E’ stata ampiamente condivisa l’importanza dell’appuntamento della manifestazione del 24 ottobre a Castel Volturno contro la costruzione del CPR: le oltre 200 adesioni alla marcia restituiscono la giustezza dell’intuizione che come No Kings ci ha sempre portati a tessere alleanze larghe e diverse: per impedire che aprano – e per smantellare quelli ancora operativi – nuovi lager di Stato occorre non fare un passo indietro sulla radicalità delle istanze di un nuovo movimento antirazzista ed incrociare le lotte con chiunque si opponga alla detenzione amministrativa, ai blocchi navali, alla remigrazione e a qualsiasi altro metodo utilizzato dall’Internazionale Nera per alimentare odio, razzismo, guerre tra poveri. Diciamo chiaramente che per i nostri territori abbiamo un piano: scuola, dignità, diritti, lavoro, reddito, sanità, diritto allo studio e alla salute sono le nostre stelle polari; non lo sono di certo le proposte reazionarie e segregazioniste di questo governo e di chi ne sostiene il progetto repressivo e xenofobo.
L’assemblea nazionale del 25 ottobre del Network Against Migrant Detention che seguirà il corteo nazionale di Castel Volturno va esattamente in questa direzione.
Con la certezza di rincontrarci presto in quanto movimento contro i Re e le loro guerre, abbiamo guardato – e guardiamo ancora – con interesse e attenzione al mese di dicembre come possibile spazio per una mobilitazione nazionale che parta dai temi della casa e dei diritti per estendersi ad una lotta globale, senza quartiere a questo governo e ai suoi alleati internazionali: dal basso e dalle strade vogliamo scrivere pagine nuove ed autorevoli per costruire un paese, un mondo che non parlino più la lingua delle frontiere e dell’oscurantismo, ma che erigano – sui frammenti delle corone di quei Re – una nuova realtà che sappia dare corpo finalmente ad un mondo mai come prima d’ora “possibile ma soprattutto necessario.”

